POSTSISTEMI. Tracce di eredità di Marcello Vigoni inaugura il progetto pluriennale “Arte e cultura tra fiume e fabbrica: innesti creativi”, progetto del Comune di Besozzo in partenariato con Techne Art Service e realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo, si confronta con uno dei temi centrali della contemporaneità: il destino dei luoghi produttivi e di coloro che ci lavoravano una volta terminata la loro funzione economica. L’ex Copertificio Sonnino, qui, diventa materia stessa dell’opera, archivio vivente di trasformazioni storiche, sociali e ambientali che attraversano secoli di storia.
L’edificio nasce come sistema di mulini ad acqua lungo il Bardello, sfruttando la forza motrice del fiume che per secoli ha alimentato attività produttive diverse: dalla macinazione dei cereali alla lavorazione della carta, dalla torcitura fino all’industria tessile. Questa continuità di utilizzo racconta il rapporto profondo tra territorio, risorse naturali e lavoro umano. L’opificio diviene così il simbolo di un modello economico fondato sulla trasformazione della materia e sulla capacità dell’uomo di organizzare l’ambiente secondo finalità produttive e di crescita.
La mostra interviene su questa eredità storica mediante un linguaggio che mette in discussione le conseguenze culturali e identitarie della dismissione. Il titolo, POSTSISTEMI, suggerisce una condizione successiva al collasso di un ordine produttivo: ciò che rimane dopo la fine di un sistema economico, sociale e simbolico che per generazioni ha strutturato territorio e vite.
Identità affronta il lavoro come elemento fondante dell’identità. Le figure in abiti lavorativi, private del volto, evocano le operaie che hanno attraversato questi spazi. La cancellazione trasforma in presenze anonime, ricordando come nei sistemi produttivi il soggetto venga spesso ridotto alla mera funzione. Allo stesso tempo, queste figure senza volto alludono alla perdita di memoria che accompagna l’abbandono industriale: dietro la storia economica della fabbrica si nasconde una moltitudine di esistenze oggi quasi invisibili. Il riferimento è significativo in un luogo come la Sonnino, dove generazioni di donne trovarono un’opportunità di emancipazione economica e sociale.
Con Soglia, la riflessione si sposta dal passato al presente globale. La porta ostruita da scarti tessili richiama il paradosso dell’industria contemporanea: laddove il Sonnino rappresentava una produzione locale radicata nel territorio, l’attuale economia della moda genera eccedenze che finiscono per accumularsi in enormi discariche, come quelle del deserto di Atacama. L’opera stabilisce un ponte critico tra la storia dell’edificio e le trasformazioni dell’economia mondiale. La soglia diventa metafora di un progresso che promette accesso e sviluppo ma produce, insieme, esclusione e rifiuto. Il fatto che l’ostacolo sia costituito dagli stessi materiali tessili sottolinea come le contraddizioni del sistema emergano dall’interno del processo produttivo stesso.
Egosistema Bardello rappresenta il punto in cui il dialogo con il luogo raggiunge la massima intensità simbolica. Le immagini del fiume che irrompe nell’edificio restituiscono visivamente il rapporto conflittuale tra natura e industria: il Bardello è il protagonista nascosto della storia del complesso. Senza la sua energia nulla sarebbe esistito così come lo conosciamo oggi. Mentre l’industria è destinata a trasformarsi, il ritorno ad una dimensione naturale è necessaria: il fiume continua a scorrere, conservando nella propria presenza le tracce di tutte le stratificazioni che ha contribuito a generare.
In questa prospettiva, la mostra assume anche una dimensione politica. L’abbandono dell’ex Sonnino non viene interpretato come semplice degrado architettonico, ma come manifestazione visibile di una perdita più ampia: quella di un patrimonio di saperi, relazioni sociali e identità territoriali. Le opere di Vigoni non propongono una nostalgia per il passato industriale, ma invitano a interrogarsi criticamente sulle trasformazioni che hanno portato alla delocalizzazione produttiva e alla progressiva dissoluzione dei legami tra lavoro, comunità e territorio.
Il valore di POSTSISTEMI risiede nella capacità di trasformare un luogo di archeologia industriale in uno spazio di riflessione contemporanea. L’ex Copertificio emerge come un palinsesto storico, in cui ogni epoca ha lasciato segni materiali e simbolici: l’acqua dei mulini, le architetture della fabbrica, le memorie operaie, le ferite dell’abbandono e la volontà di rinascita. Le installazioni non occupano gli spazi, li riattivano criticamente, rendendo visibili le connessioni tra passato e presente.
La mostra suggerisce che l’eredità di un luogo non coincide con la conservazione immobile delle sue strutture, ma con la capacità di continuare a produrre significati. In questo senso, l’ex Sonnino non appare come una rovina da contemplare, bensì come un organismo capace di interrogare il nostro rapporto con il lavoro, il sociale, il paesaggio, l’ambiente e con la memoria collettiva.
Di Giulia Pozzi – Techne Art Service
Giugno 19, 2026